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Bambini e donne, le prime vittime

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Il progetto per i bambini e le bambine che la Fondazione Giovanni Paolo II porta avanti dal 2019 ad Aleppo insieme ai francescani riguarda l’aiuto al superamento dei traumi della guerra e si chiama «arte terapeutica». Grazie all’impegno dei religiosi della Custodia di Terra Santa, sono stati individuati percorsi di aiuto ai bambini, alle donne, ai chi porta dentro di sé le angosce del lunghissimo conflitto. La proposta di formazione per psicologi si situa nella prospettiva della protezione dei bambini, come gruppo, insieme alle donne, maggiormente vulnerabili in situazioni di crisi e di emergenza. In questi casi, infatti, i sistemi di appartenenza sociale come la famiglia, la scuola, la comunità, sono fortemente messi in crisi nella loro capacità di rappresentare un luogo sicuro, diventando spesso, in risposta allo stress vissuto, luogo di violenza fisica, psicologica, emotiva, di sfruttamento lavorativo e sessuale.

Diventa così importare lavorare per ricreare nel contesto di vita dei bambini una normalità e un luogo sicuro in cui possano riprendere a vivere le esperienze tipiche della loro età, tornando protagonisti attivi della loro vita. Diventa cruciale sostenere e rafforzare i fattori di protezione individuali e sociali per prevenire la violenza e l’abuso nelle sue varie forme. Il progetto, nel Convento di San Domenico ad Aleppo, è iniziato appena la città è stata liberata, dicembre 2018, e prosegue grazie al lavoro di decine di volontari aleppini che mettono al servizio dei bambini le loro professionalità: dalla musica alla pittura, dal teatro alla danza, dallo sport a percorsi individuali di recupero. I giovani di Aleppo sono bravi, specializzati e hanno molta voglia di aiutare i più piccoli in questo momento difficile della loro vita. Un bambino che oggi ha dieci/dodici anni ha vissuto di traumi per i suoi primi otto anni. Il lavoro è enorme, i bambini sono decine di migliaia, le donne sole e in difficoltà non si contano.

Ad Aleppo, dopo la guerra, sono rimasti solo bambine e donne sole. Gli uomini sono pochissimi. C’è anche un altro progetto, sempre ad Aleppo, chiamato «un nome e un futuro» per i bambini orfani dei genitori.  Il contributo che ciascuno di noi potrà donare NON servirà per costruire o ricostruire conventi e strutture, ma per aiutare a ricostruire i più piccoli e le donne, che con la guerra, hanno perso tutto.

Come posso contribuire? In tanti modi: andando sul sito della Fondazione Giovanni Paolo II dove sono descritti tutti i progetti sulla Siria e facendo una donazione; restando in contatto con la Fondazione Giovanni Paolo II per avere ulteriori notizie e informazioni; chiedendo notizie direttamente alla Custodia di Terra Santa.

Renato Burigana

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Siria

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