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Le Chiese cristiane d’Oriente: i maroniti

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Di Riccardo Burigana

    La Chiesa Maronita ha una lunga tradizione alle spalle dal momento che la sua fondazione risale ai primi secoli del cristianesimo; infatti deve il suo nome a San Marone, vissuto tra la fine del IV e l’inizio del V secolo, legato al Patriarcato di Antiochia, impegnato in uno stile di vita profondamente evangelico che spinse lui e i suoi immediati seguaci a prendere posizione nelle controversie cristologiche sulle quali intervenne il Concilio ecumenico di Calcedonia (451), stabilendo la doppia natura in un’unica persona. Dall’eredità di Marone ebbe così inizio una tradizione che, prima ancora dell’arrivo dei musulmani, con la conquista di gran parte dell’Impero bizantino, dovette confrontarsi con persecuzioni e pressioni da parte di comunità locali che si rifiutavano di riconoscere il Concilio di Calcedonia, tanto che i primi maroniti furono costretti a spostarsi nelle zone più interne dell’odierno Libano.

    La fedeltà al Concilio di Calcedonia, soprattutto dopo l’arrivo dei musulmani, portò alla creazione di una serie di comunità, in comunione tra di loro, con una gerarchia propria che, solo all’inizio del XII secolo, riscoprì e istituì un rapporto di comunione con la Chiesa di Roma. Questo rapporto divenne un elemento fondamentale nella vita della Chiesa maronita, tanto più che, dopo che per secoli si era sottolineato da Roma e dal Libano l’idea che mai c’era stata una divisione, così da rimarcare la profonda differenza tra la Chiesa Maronita e le altre Chiese della regione, nel 1584 si giunse alla fondazione di un Collegio maronita a Roma. Questa fondazione si collocava all’interno della politica di disciplinamento spirituale promossa dalla Chiesa di Roma con il Concilio di Trento e manifestava un interesse per la sorte della Chiesa Maronita, che avrebbe trovato il sostegno da parte del Regno di Francia nel tentativo di sopravvivere alla nuova politica dell’Impero Ottomano che, pur tollerante nei confronti di ebrei e cristiani, guardava con preoccupazione alle comunità, come quelle maronite, che si facevano portatrici di istanze nazionali.

    La fondazione del Collegio e il rinnovato interesse della Chiesa di Roma determinarono anche delle modifiche strutturali. Dopo una serie di interventi di Propaganda Fide che non portarono a modifiche reali e permanenti, nel 1736 il Sinodo stabilì il numero delle eparchie (otto), definendo per ciascuna le giurisdizioni territoriali (Aleppo, Beirut, Jbeil unita a Batrun, Cipro, Damasco, Baalbek, Tripoli e Tiro-Sidone), ricevendo l’approvazione da parte di Roma nel 1742. All’inizio del XX secolo, quando ormai erano conclamate le rivendicazioni nazionaliste all’interno dell’Impero Ottomano, venne creato il vicariato patriarcale (1904) e vennero distinte le sedi di Tiro e Sidone (1906), determinando una situazione che passò indenne dalle vicende belliche che tanto modificarono la situazione geopolitica nel Medio Oriente, aprendo una serie di questioni che non vennero risolte con l’indipendenza del Libano nel 1943.    

    Da allora la Chiesa Maronita è stata protagonista delle vicende politiche della regione, in particolare del Libano, dove ha la sua sede, a Bkerké, mentre si moltiplicavano le comunità della diaspora, che erano il risultato di un costante flusso migratorio determinato dal deteriorarsi della situazione economica e dalla instabilità politica, insanguinata da scontri armati e attentati, che hanno messo fine alla definizione del Libano come «Svizzera del Medio Oriente», per la libertà, la stabilità e la prosperità. Per quanto riguarda la dottrina la Chiesa Maronita insiste sulla propria matrice antiochena per il rito, sulla centralità del Concilio di Calcedonia, alla struttura patriarcale, con un posto privilegiato per l’esperienza monastica, al suo radicamento nel Libano e alla fedeltà all’unione con Roma fin dalla sua nascita, declinata nel corso dei secoli in molti modi ma mai venuta meno. Dal 25 marzo 2011 la Chiesa Maronita, organizzata in  28 circoscrizioni ecclesiastiche presenti in 16 paesi (Libano, Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cipro, Colombia, Egitto, Francia, Giordania, Israele, Messico, Nigeria, Palestina, Siria e Stati Uniti),  è guidata da Béchara Boutros Raï, che ha il titolo di Patriarca di Antiochia e di tutto l'Oriente, creato cardinale da Benedetto XVI nel concistoro pubblico del 24 novembre 2012. La Chiesa Maronita, anche proprio per la sua lunga, particolare e travagliata storia, ha una responsabilità del tutto peculiare per il Medio Oriente, soprattutto per il Libano, per il presente e per il futuro del Paese.

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