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Rony Tabash, imprenditore a Betlemme: “Pellegrini tornate, aiutateci a battere la paura”

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di Renato Burigana

Abbiamo raggiunto a Betlemme Rony Tabash un giovane imprenditore che da sempre vive nella città dove è nato Gesù. È un giovane dinamico e intraprendente, ma il Covid e oltre un anno e mezzo di assenza di turisti e pellegrini lo stanno mettendo alla prova.

Com’è la situazione economica a Betlemme, una città che vive di turismo come Firenze? Una città dove l’ultimo pellegrino/turista si è visto a marzo 2020?

“Noi abbiamo uno storico negozio vicino alla piazza della Mangiatoia. Il negozio fu aperto da mio nonno nel 1927 e dopo, dal 1956, l’attività l’ha portata avanti mio padre Victor. Adesso, da alcuni anni ci sono io. La situazione economica a Betlemme e in tutta la Terra Santa è veramente molto triste, grave, molto pericolosa perché noi siamo fermi da quasi un anno e mezzo senza pellegrini, senza lavoro, senza sussidi. A me la mattina arrivare al mio negozio e poi entrare nella Basilica della Natività, che vedo vuota, senza pellegrini, senza nessuno, fa paura, veramente paura. La piazza della Mangiatoia e la Basilica sono vuote da mesi, quello è luogo dove è nato il Nostro Signore. Ora lì non c'è nessuno, nessuno entra in questa Basilica dalla porta dell’Umiltà. Noi veniamo ugualmente ogni giorno al negozio per aprire, per aspettare qualcuno. Ma non viene nessuno da oltre un anno e tutti noi abbiamo perso la speranza perché, soprattutto a Betlemme, dipendiamo dal turismo quasi per 85%.  Tutti qui lavorano con il turismo e senza pellegrini a Betlemme la difficoltà è e sarà grande, molto grande”.

Lei è un giovane, con una famiglia. Come stanno vivendo i giovani come lei questa situazione economica e sociale?

“Noi che abitiamo a Betlemme non ci siamo mai sentiti come un giovane europeo, perché da sempre abbiamo grandi responsabilità, da sempre viviamo nelle difficoltà e nelle ristrettezze. Però noi che abitiamo a Betlemme abbiamo una grande gioia e siamo felici perché siamo vicino alla Basilica della Natività e ci sentiamo i «soldati» della Natività. Anche nei momenti difficili avevamo la speranza nel futuro, adesso viviamo solo nella paura perché davvero stiamo perdendo la speranza nel domani. Per questo chiediamo gli italiani di non lasciarci soli: ritornate con i vostri pellegrinaggi a Betlemme al più presto, al più presto”.

I francescani sono al vostro fianco anche in questi mesi, come sempre nelle situazioni difficili della storia della città. Le loro scuole funzionano e loro sono rimasti al loro posto, posto che gli ha indicato S. Francesco. Come stanno vivendo i ragazzi questo difficile momento?

“In tutta la Terra Santa i cristiani sono una minoranza. I nostri numeri stanno diminuendo e chi può è partito o vuole partire per vivere la propria vita in altri Paesi del mondo. Adesso, con il Covid la situazione si è fatta molto più complessa. Una situazione economica come questa non l’avevamo vissuta mai, nemmeno nei momenti più difficili della nostra storia. Adesso dobbiamo pensare ai nostri bambini e bene hanno fatto i francescani nel tenere aperte tutte le scuole, pur in mezzo a difficoltà enormi. In particolare, dobbiamo pensare ai piccoli più indifesi e bisognosi, come quelli che sono assistiti dall’Istituto Effetà. Perché solo se assistiamo e curiamo i nostri bambini e bambine possiamo sperare in un futuro migliore. Noi dobbiamo pregare perché il nostro futuro e il futuro della Terra Santa siano i nostri bambini. Desidero terminare dicendovi una cosa. Quando la mattina arrivo nella piazza della Mangiatoia e non vedo nessuno, penso che sia un incubo e spero che qualcuno mi svegli”.

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